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venerdì 12 settembre 2025
I racconti di Montetorta, dove il tempo è un'opinione
Preparatevi a un viaggio in un paese dove la fantasia è più concreta della realtà. "I racconti di Montetorta: dove il tempo è un'opinione" è una raccolta di 15 storie brevi e divertenti che vi trascineranno in un piccolo borgo di montagna, abitato da personaggi indimenticabili e guidati da una logica tutta loro.
lunedì 18 agosto 2025
Le Ombre della Sera - Gli angeli non passano da qui Testo e Musica: Mattolini

Gli angeli non passano da qui è una riflessione cruda e struggente sulle ingiustizie del mondo, sulle tragedie dimenticate e sulla resistenza di chi vive ai margini. Il testo alterna immagini potenti di disastri naturali — uragani, fango, tsunami — a metafore spirituali e sociali, denunciando l’assenza di conforto divino e mediatico nei luoghi dove il dolore è quotidiano.
La ripetizione del verso “perché gli angeli non passano da qui” diventa un mantra doloroso, che sottolinea l’abbandono e l’indifferenza. Ma nel cuore del brano pulsa anche una forza di resistenza: tra pali nel fango e religioni senza templi, emerge la volontà di ricostruire, di combattere, di non arrendersi.
Musicalmente, il testo si presta a una composizione minimalista e malinconica, con un crescendo emotivo che culmina nel bridge, dove la denuncia sociale si fa più esplicita: “Ogni tragedia ha poco spazio nel tiggì”.
Un brano che non consola, ma scuote. E che ci chiede: da che parte stiamo, quando gli angeli non passano?
Testo:
Arrivava l'uragano a spassar quello che c'era
Molto poco ma bastava perché poco è più di niente
Quando il cielo si scurisce la tempesta è già in agguato
E non servirà a pregare perché gli angeli non passano da qui
Pali e tavole di legno affiorano dal fargo
Materiali ancora preziosi per poter ricostruire
Ci sono tante religioni senza un luogo per pregare
Anche se bisogna urlare perché gli angeli non passano da qui
Il mondo è fatto di confini estremi
Non solo quelli dentro ad un atlante
Sono confini fra chi sarà importante
E chi non ha valore negli schemi
Ogni tragedia ha poco spazio nel TG
Troppo lontano questo mondo diferente
Dove è normale non avere niente perché gli angeli non passano da qui
Pali e tavole di legno affiorano dal fargo
Materiali ancora preziosi per poter ricostruire
Ci sono tante religioni senza un luogo per pregare
Anche se bisogna urlare perché gli angeli non passano da qui
Il mondo è fatto di confini estremi
Non solo quelli dentro ad un atlante
Sono confini fra chi sarà importante
E chi non ha valore negli schemi
Ogni tragedia ha poco spazio nel TG
Troppo lontano questo mondo diferente
Dove è normale non avere niente perché gli angeli non passano da qui
E arriva uno tsunami a salutare chi è restato
Oppure a far pensare dove è col Dio che ci ha dimenticato
Ma non si arrenderanno, combatteranno ancora
Da soli come sempre perché gli angeli non passano da qui
Da soli come sempre perché gli angeli non passano da qui
venerdì 15 agosto 2025
Le Ombre della Sera - Uomini Contro - Testo e Musica: Mattolini

"Uomini contro" è un brano intenso e profondamente riflessivo che affronta il tema della guerra da una prospettiva umana e critica. Il testo si snoda attraverso sei strofe e un ritornello ricorrente, costruendo un crescendo emotivo che mette in discussione il senso stesso del conflitto armato.
Il protagonista si interroga su chi sia il vero nemico, suggerendo che la guerra imposta dall’alto potrebbe nascondere interessi oscuri e manipolazioni.
Il testo invita a considerare che anche il nemico potrebbe essere vittima delle stesse dinamiche oppressive.
Il ritornello sottolinea la rigidità degli ordini militari e la brutalità del sistema che punisce chi non si allinea.
I versi finali suggeriscono che i veri responsabili del conflitto non sono i soldati, ma i comandanti e i decisori politici.
"Uomini contro" è un brano che prende spundo dall'omonimo film, non si limita a raccontare la guerra, ma la smaschera. È una canzone che invita alla riflessione, alla disobbedienza consapevole, e alla riscoperta dell’umanità anche nel nemico. Un inno antimilitarista che mira a colpire la coscienza.
Testo:
In ogni guerra ti può assalire il dubbio
Di chi sia veramente il tuo nemico
Se nella disciplina ed il dovere
C'è un'oppressione dal sapore antico
Così in una trincea fra sporco e fango
Ti trovi a trastullare i tuoi pensieri
Se tutti gli uomini che dovrai ammazzare
Non abbiano anche i loro carcerieri
In fondo chi ha voluto questa guerra
Di cui non sai nemmeno la ragione
Se serve alla conquista di una terra
O per un'incompresa religione
E gli ordini son chiari
Provengono dall'alto
Stai pronto ad un assalto
Sconfiggi gli avversari
Se non sei allineato
Diventi un disertore
Un uomo senza onore
E sarai giustiziato
E forse anche il nemico sta pensando
A questo stesso dubbio tumultuoso
Costretto anch'esso a vivere una guerra
Che rende l'uomo un essere mostruoso
Insieme qui si muore senza scopo
Per chi dal trono prende decisioni
E alle tue spalle mette i suoi guardiani
A cui obbedisci senza discussioni
E gli ordini son chiari
Provengono dall'alto
Stai pronto ad un assalto
Sconfiggi gli avversari
Se non sei allineato
Diventi un disertore
Un uomo senza onore
E sarai giustiziato
Chissà se quel nemico che hanno scelto
È veramente chi ti sta davanti
O se possiate stabilirlo insieme
Cercandolo nei vostri comandanti
Le Ombre della Sera - Chi tocca i fili muore - Testo e Musica: Mattolini

Questo brano è un potente e struggente tributo alla figura di Giovanni Falcone, magistrato simbolo della lotta alla mafia, assassinato nel 1992. Il testo è un grido di denuncia e una riflessione amara sulla solitudine di chi combatte il potere corrotto.
Falcone viene descritto come abbandonato dalle istituzioni e dai colleghi, esposto al fuoco nemico senza protezione.
Il brano sottolinea la complicità tra poteri criminali e apparati statali, un "gioco troppo alto" che schiaccia chi tenta di opporsi.
I "folli traditori" e i "membri dello Stato" presenti ai funerali sono accusati di essere parte del sistema che ha portato alla sua morte.
Toccare i fili diventa metafora del coraggio di chi sfida il sistema, consapevole del rischio mortale.
"Chi tocca i fili muore" non è solo una canzone: è un atto d’accusa, una memoria viva, un invito a non dimenticare. È un tributo che scuote le coscienze e rende giustizia alla voce di chi ha sacrificato tutto per la verità.
Testo:
Si muore perché soli
O entrati dentro un gioco troppo alto
Senza sostegno
E senza le alleanze necessarie
Erano le tue parole
Di quando già sapevi
Che l'aria diventava più pesante
Ed eri ormai inserito nella lista
In un cartello appeso
In vista su tralicci
Si avverte che chi tocca i fili muore
Anche se son coperti
E i fili più mortali
Si stendon nei palazzi
Sotto i tappeti delle istituzioni
Celati dalla forza dei potenti
E tu hai toccato i fili
In quel collegamento
In cui la mafia e Stato son vicini
Per tener saldo ognuno il proprio posto
Cosa ti puoi aspettare
Da chi ti rema contro
E poi ti espone al fuoco del nemico?
Cosa ti puoi aspettare
Dai folli traditori
Collusi per tramar contro di te?
Il fuoco estende violento il suo calore
Scioglie le guaine e i fili son scoperti
Non ci sarà nessuno a sostenerti
Ed adesso è chiaro chi tocca i fili muore
Il gioco degli affari
Ha un'anima perversa
Legata ai meccanismi del potere
Che piegherà chi tenta di intaccarlo
Si è udita un'esplosione
La strada è devastata
Con te ora muore l'ultima illusione
Che la giustizia giunga al compimento
La strage era annunciata
E i membri dello Stato
Saranno ai funerali
Insieme a quelli che vi hanno ammazzato
mercoledì 13 agosto 2025
Le Ombre della Sera - Giro Girotondo - Testo e Musica: Mattolini

Questo testo musicale è una riflessione intensa e disillusa sulla perdita dell’innocenza e sulla manipolazione sociale. Il brano parte con un ricordo nostalgico dell’infanzia, dove il gioco era lo scopo principale, per poi denunciare una trasformazione imposta da sistemi di potere che condizionano il pensiero e la coscienza.
Temi principali
Alienazione e manipolazione mentale: La “lobotomia” simbolica rappresenta l’omologazione del pensiero e la perdita di libertà individuale.
Critica sociale e politica: I “Patrizi” dominano i “Plebei”, sfruttando media e religione per alimentare odio e divisione.
Decadenza morale: Il confine tra bene e male si dissolve, e persino i “macellai” diventano eroi in nome di ideologie imposte.
Infanzia negata: Il girotondo finale è una danza macabra, dove i sogni dei bambini vengono soffocati dalla realtà adulta.
Il linguaggio è diretto, crudo e poetico, con immagini forti e simboliche. Il ritornello “Giro giro tondo / crolla il mondo” trasforma una filastrocca infantile in una denuncia tragica, amplificando il senso di smarrimento e impotenza.
Testo:
Eppure da bambini
Lo scopo era giocare
Qualcosa ci ha cambiati
Scatolando il nostro modo di pensare
Una lobotomia
Che plasma ogni cervello
Ha imposto numi e regole
E ci ha inseriti dentro a un gran tranello
E ciò che si diventa
È sempre più banale
Non siamo più coscienti
Di quanto sian diversi il bene e il male
Giro giro tondo
Crolla il mondo
Scoppia la terra
Sotto un'altra guerra
Giro giro tondo
Tutto va a fondo
Macabra danza
Muore ogni speranza
Comandano i Patrizi
Sui poveri Plebei
Sfruttando anche i giornali
Che sforgiano becchime per babbei
E insegnano ad odiarci
Per razza o religione
Con idoli inventati
Immuni da ogni logica o ragione
Che sia in nome di Dio
Di Geova o di Maometto
Di tutti gli altri in fila
Il colpo che hai sparato è benedetto
E chi sarà il nemico
Tu non lo sceglierai
In base a convenienze
Diventeranno eroi anche i macellai
Che resta di quel tempo
Di bimbi spensierati?
Nel nuovo girotondo
Restan solo tanti sogni ormai negati
martedì 12 agosto 2025
Le Ombre della Sera - Il re della montagna - Testo e Musica: Mattolini

Questo brano si ispira a una leggenda medievale che riecheggia il mito del "Re dormiente", figura archetipica presente in molte tradizioni europee. Il testo racconta la storia di un sovrano che riposa in una grotta insieme ai suoi guerrieri, in attesa del segnale celeste — le aquile che smettono di volare in cerchio — per risvegliarsi e salvare il suo popolo.
Testo:
In qualche storia di un lontano regno
Si narra a volte di un re della montagna
Che stando immerso nel suo lungo sonno
Dentro una grotta attende giunga un segno
Coi suo guerrieri resterà dormiente
Finché le aquile voleranno in cerchio
E a stabilire il tempo che è passato
Sarà una barba folta e prominente
E quando le aquile un dì scompariranno
Afferrerà la spada e con coraggio
Avrà la gloria insieme ai cavalieri
E l'invasore per sempre scacceranno
Il re della montagna
Compare all'improvviso
Se popolo ha bisogno
Il cielo ha il suo preavviso
Nelle aquile scomparse
Che svegliano il guerriero
Che ormai sembra immortale
Barba folta e sguardo fiero
E quando la sua gente ora ha salvato
Lui torna nel suo luogo più sperduto
Cadendo nelle braccia di Morfèo
Per un riposo ancor più meritato
C'è un popolo che non ha mai timore
Sicuro che lassù da qualche parte
Attende di destarsi il salvatore
È il leggendario re della montagna
lunedì 11 agosto 2025
Le Ombre della Sera - Il nonno dei fiori - Testo e Musica: Mattolini
Il testo evoca il mito del “figlio dei fiori”, ma lo decostruisce, mostrando che anche chi rifiutava il futuro ne era in realtà ossessionato.
I protagonisti, ora “nonni dei fiori”, ammettono di aver abbandonato i sogni giovanili per conformarsi a un sistema che oggi mostra le sue crepe.
Il brano denuncia il degrado ambientale, l’eccesso di cemento, la corsa all’economia, e l’incertezza del presente.
C’è un senso di colpa per aver lasciato ai figli un mondo peggiore, e una frase finale che ribalta il motto originario: “un nonno dei fiori non pensa al domani"
Testo:
Un tempo si diceva
Che un figlio dei fiori non pensa al domani
Ma poi non era vero
Perché il pensiero c'era
Con la controcultura
Col prender le distanze
Con un poco di anarchia e la sua fragilità
Con la voglia di vivere
E poi siamo scomparsi
Come ogni movimento
Che fa la sua presenza
E lascia un po' di tracce nella storia
Noi siamo i nonni dei fiori
Che non ci hanno creduto
A un futuro diverso
Da quello che hanno avuto
Quei sogni scomparsi
Li abbiamo traditi
Un carro è passato
E ci siamo saliti
E oggi è quel domani
Che un po' ci spaventava
Ci siamo poi assuefatti
Lasciando i nostri figli in un domani nuovo
E questo è ancor peggiore
E pieno di incertezze
La civiltà va avanti
Con tutti i suoi peccati
Il mondo ora trabocca
Dal sovraffollamento
Consuma le risorse
Si riempie di cemento
Uccide la natura
Contamina ogni cosa
Con una sola meta
L'economia che corre
Abbiamo alcune colpe
Perché in questo presente
La frase è un po' cambiata
Un nonno dei fiori non pensa al domani
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