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venerdì 12 settembre 2025

I racconti di Montetorta, dove il tempo è un'opinione

 I racconti di Montetorta, dove il tempo è un'opinione


15 brevi storie humor di un paese immaginario dove la fantasia è piu' concreta della realtà - circa 100 pagine di pazzia

Preparatevi a un viaggio in un paese dove la fantasia è più concreta della realtà. "I racconti di Montetorta: dove il tempo è un'opinione" è una raccolta di 15 storie brevi e divertenti che vi trascineranno in un piccolo borgo di montagna, abitato da personaggi indimenticabili e guidati da una logica tutta loro.

L'autore ci presenta un luogo dove i nomi dei paesi hanno una ragione d'essere (anche se assurda), in cui il tempo rallenta e i cittadini vivono in una semplicità quasi surreale. La narrazione è un mix perfetto di ironia e osservazione, un affresco di vita paesana che non ha nulla da invidiare ai ritmi frenetici della città.

Dal parroco ex pugile al "Treno dell’Immaginazione" che non ha binari, ogni racconto è una finestra aperta su un mondo bizzarro, ma allo stesso tempo incredibilmente familiare. Con una scrittura scorrevole e semplice, l'autore vi farà sorridere e riflettere, dimostrando che l'intelligenza e l'umorismo possono nascondersi dietro le curve di una strada di montagna, così come il buon senso dietro a un mondo immaginario, ma forse più reale della realtà stessa.

Se siete alla ricerca di una lettura leggera, ma ricca di spunti, che vi faccia staccare dalla routine e vi regali qualche risata, 
"I racconti di Montetorta" è il libro che fa per voi. Si legge tutto d'un fiato, a patto che i polmoni lo permettano.

 

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lunedì 18 agosto 2025

 Le Ombre della Sera - Gli angeli non passano da qui  Testo e Musica: Mattolini

 

 Gli angeli non passano da qui è una riflessione cruda e struggente sulle ingiustizie del mondo, sulle tragedie dimenticate e sulla resistenza di chi vive ai margini. Il testo alterna immagini potenti di disastri naturali — uragani, fango, tsunami — a metafore spirituali e sociali, denunciando l’assenza di conforto divino e mediatico nei luoghi dove il dolore è quotidiano.

La ripetizione del verso “perché gli angeli non passano da qui” diventa un mantra doloroso, che sottolinea l’abbandono e l’indifferenza. Ma nel cuore del brano pulsa anche una forza di resistenza: tra pali nel fango e religioni senza templi, emerge la volontà di ricostruire, di combattere, di non arrendersi.

Musicalmente, il testo si presta a una composizione minimalista e malinconica, con un crescendo emotivo che culmina nel bridge, dove la denuncia sociale si fa più esplicita: “Ogni tragedia ha poco spazio nel tiggì”.

Un brano che non consola, ma scuote. E che ci chiede: da che parte stiamo, quando gli angeli non passano?

 Testo: 

 Arrivava l'uragano a spassar quello che c'era
Molto poco ma bastava perché poco è più di niente
Quando il cielo si scurisce la tempesta è già in agguato
E non servirà a pregare perché gli angeli non passano da qui

Pali e tavole di legno affiorano dal fargo
Materiali ancora preziosi per poter ricostruire
Ci sono tante religioni senza un luogo per pregare
Anche se bisogna urlare perché gli angeli non passano da qui

Il mondo è fatto di confini estremi
Non solo quelli dentro ad un atlante
Sono confini fra chi sarà importante
E chi non ha valore negli schemi
Ogni tragedia ha poco spazio nel TG
Troppo lontano questo mondo diferente
Dove è normale non avere niente perché gli angeli non passano da qui

Pali e tavole di legno affiorano dal fargo
Materiali ancora preziosi per poter ricostruire
Ci sono tante religioni senza un luogo per pregare
Anche se bisogna urlare perché gli angeli non passano da qui

Il mondo è fatto di confini estremi
Non solo quelli dentro ad un atlante
Sono confini fra chi sarà importante
E chi non ha valore negli schemi
Ogni tragedia ha poco spazio nel TG
Troppo lontano questo mondo diferente
Dove è normale non avere niente perché gli angeli non passano da qui

E arriva uno tsunami a salutare chi è restato
Oppure a far pensare dove è col Dio che ci ha dimenticato
Ma non si arrenderanno, combatteranno ancora
Da soli come sempre perché gli angeli non passano da qui
Da soli come sempre perché gli angeli non passano da qui

venerdì 15 agosto 2025

 Le Ombre della Sera - Uomini Contro - Testo e Musica: Mattolini 

 

 "Uomini contro" è un brano intenso e profondamente riflessivo che affronta il tema della guerra da una prospettiva umana e critica. Il testo si snoda attraverso sei strofe e un ritornello ricorrente, costruendo un crescendo emotivo che mette in discussione il senso stesso del conflitto armato.

Il protagonista si interroga su chi sia il vero nemico, suggerendo che la guerra imposta dall’alto potrebbe nascondere interessi oscuri e manipolazioni.
Il testo invita a considerare che anche il nemico potrebbe essere vittima delle stesse dinamiche oppressive.
Il ritornello sottolinea la rigidità degli ordini militari e la brutalità del sistema che punisce chi non si allinea.
I versi finali suggeriscono che i veri responsabili del conflitto non sono i soldati, ma i comandanti e i decisori politici.
"Uomini contro" è un brano che prende spundo dall'omonimo film, non si limita a raccontare la guerra, ma la smaschera. È una canzone che invita alla riflessione, alla disobbedienza consapevole, e alla riscoperta dell’umanità anche nel nemico. Un inno antimilitarista che mira a colpire la coscienza.

Testo:

In ogni guerra ti può assalire il dubbio  
Di chi sia veramente il tuo nemico  
Se nella disciplina ed il dovere  
C'è un'oppressione dal sapore antico  
 
Così in una trincea fra sporco e fango  
Ti trovi a trastullare i tuoi pensieri  
Se tutti gli uomini che dovrai ammazzare  
Non abbiano anche i loro carcerieri  
 
In fondo chi ha voluto questa guerra  
Di cui non sai nemmeno la ragione  
Se serve alla conquista di una terra  
O per un'incompresa religione  

E gli ordini son chiari  
Provengono dall'alto  
Stai pronto ad un assalto  
Sconfiggi gli avversari  
Se non sei allineato  
Diventi un disertore  
Un uomo senza onore  
E sarai giustiziato  
 
E forse anche il nemico sta pensando  
A questo stesso dubbio tumultuoso  
Costretto anch'esso a vivere una guerra  
Che rende l'uomo un essere mostruoso  

Insieme qui si muore senza scopo  
Per chi dal trono prende decisioni  
E alle tue spalle mette i suoi guardiani  
A cui obbedisci senza discussioni  
  
E gli ordini son chiari  
Provengono dall'alto  
Stai pronto ad un assalto  
Sconfiggi gli avversari  
Se non sei allineato  
Diventi un disertore  
Un uomo senza onore  
E sarai giustiziato  
 
Chissà se quel nemico che hanno scelto  
È veramente chi ti sta davanti  
O se possiate stabilirlo insieme  
Cercandolo nei vostri comandanti

 

  Le Ombre della Sera - Chi tocca i fili muore - Testo e Musica: Mattolini 

 

 Questo brano è un potente e struggente tributo alla figura di Giovanni Falcone, magistrato simbolo della lotta alla mafia, assassinato nel 1992. Il testo è un grido di denuncia e una riflessione amara sulla solitudine di chi combatte il potere corrotto.
Falcone viene descritto come abbandonato dalle istituzioni e dai colleghi, esposto al fuoco nemico senza protezione.
Il brano sottolinea la complicità tra poteri criminali e apparati statali, un "gioco troppo alto" che schiaccia chi tenta di opporsi.
I "folli traditori" e i "membri dello Stato" presenti ai funerali sono accusati di essere parte del sistema che ha portato alla sua morte.
Toccare i fili diventa metafora del coraggio di chi sfida il sistema, consapevole del rischio mortale.

"Chi tocca i fili muore" non è solo una canzone: è un atto d’accusa, una memoria viva, un invito a non dimenticare. È un tributo che scuote le coscienze e rende giustizia alla voce di chi ha sacrificato tutto per la verità.

Testo:

Si muore perché soli  
O entrati dentro un gioco troppo alto  
Senza sostegno  
E senza le alleanze necessarie 
 
Erano le tue parole  
Di quando già sapevi  
Che l'aria diventava più pesante  
Ed eri ormai inserito nella lista
  
In un cartello appeso  
In vista su tralicci  
Si avverte che chi tocca i fili muore  
Anche se son coperti  

E i fili più mortali  
Si stendon nei palazzi  
Sotto i tappeti delle istituzioni  
Celati dalla forza dei potenti 
 
E tu hai toccato i fili  
In quel collegamento  
In cui la mafia e Stato son vicini  
Per tener saldo ognuno il proprio posto  

Cosa ti puoi aspettare  
Da chi ti rema contro  
E poi ti espone al fuoco del nemico?  
Cosa ti puoi aspettare  
Dai folli traditori  
Collusi per tramar contro di te?  
Il fuoco estende violento il suo calore  
Scioglie le guaine e i fili son scoperti  
Non ci sarà nessuno a sostenerti  
Ed adesso è chiaro chi tocca i fili muore  

Il gioco degli affari  
Ha un'anima perversa  
Legata ai meccanismi del potere  
Che piegherà chi tenta di intaccarlo  

Si è udita un'esplosione  
La strada è devastata  
Con te ora muore l'ultima illusione  
Che la giustizia giunga al compimento  

La strage era annunciata  
E i membri dello Stato  
Saranno ai funerali  
Insieme a quelli che vi hanno ammazzato

mercoledì 13 agosto 2025

  Le Ombre della Sera - Giro Girotondo - Testo e Musica: Mattolini 

 

 Questo testo musicale è una riflessione intensa e disillusa sulla perdita dell’innocenza e sulla manipolazione sociale. Il brano parte con un ricordo nostalgico dell’infanzia, dove il gioco era lo scopo principale, per poi denunciare una trasformazione imposta da sistemi di potere che condizionano il pensiero e la coscienza.

Temi principali

Alienazione e manipolazione mentale: La “lobotomia” simbolica rappresenta l’omologazione del pensiero e la perdita di libertà individuale.

Critica sociale e politica: I “Patrizi” dominano i “Plebei”, sfruttando media e religione per alimentare odio e divisione.

Decadenza morale: Il confine tra bene e male si dissolve, e persino i “macellai” diventano eroi in nome di ideologie imposte.

Infanzia negata: Il girotondo finale è una danza macabra, dove i sogni dei bambini vengono soffocati dalla realtà adulta.

Il linguaggio è diretto, crudo e poetico, con immagini forti e simboliche. Il ritornello “Giro giro tondo / crolla il mondo” trasforma una filastrocca infantile in una denuncia tragica, amplificando il senso di smarrimento e impotenza.

Testo:

Eppure da bambini  
Lo scopo era giocare  
Qualcosa ci ha cambiati  
Scatolando il nostro modo di pensare  

Una lobotomia 
Che plasma ogni cervello  
Ha imposto numi e regole  
E ci ha inseriti dentro a un gran tranello  

E ciò che si diventa  
È sempre più banale  
Non siamo più coscienti  
Di quanto sian diversi il bene e il male  

Giro giro tondo  
Crolla il mondo  
Scoppia la terra  
Sotto un'altra guerra  

Giro giro tondo  
Tutto va a fondo  
Macabra danza  
Muore ogni speranza  

Comandano i Patrizi  
Sui poveri Plebei  
Sfruttando anche i giornali  
Che sforgiano becchime per babbei  

E insegnano ad odiarci  
Per razza o religione  
Con idoli inventati  
Immuni da ogni logica o ragione  

Che sia in nome di Dio  
Di Geova o di Maometto  
Di tutti gli altri in fila  
Il colpo che hai sparato è benedetto  

E chi sarà il nemico  
Tu non lo sceglierai  
In base a convenienze  
Diventeranno eroi anche i macellai  

Che resta di quel tempo  
Di bimbi spensierati?  
Nel nuovo girotondo  
Restan solo tanti sogni ormai negati  

 

martedì 12 agosto 2025

  Le Ombre della Sera - Il re della montagna - Testo e Musica: Mattolini 

Questo brano si ispira a una leggenda medievale che riecheggia il mito del "Re dormiente", figura archetipica presente in molte tradizioni europee. Il testo racconta la storia di un sovrano che riposa in una grotta insieme ai suoi guerrieri, in attesa del segnale celeste — le aquile che smettono di volare in cerchio — per risvegliarsi e salvare il suo popolo.

Testo:

In qualche storia di un lontano regno
Si narra a volte di un re della montagna
Che stando immerso nel suo lungo sonno
Dentro una grotta attende giunga un segno

Coi suo guerrieri resterà dormiente
Finché le aquile voleranno in cerchio
E a stabilire il tempo che è passato
Sarà una barba folta e prominente

E quando le aquile un dì scompariranno
Afferrerà la spada e con coraggio
Avrà la gloria insieme ai cavalieri
E l'invasore per sempre scacceranno

Il re della montagna
Compare all'improvviso
Se popolo ha bisogno
Il cielo ha il suo preavviso
Nelle aquile scomparse
Che svegliano il guerriero
Che ormai sembra immortale
Barba folta e sguardo fiero

E quando la sua gente ora ha salvato
Lui torna nel suo luogo più sperduto
Cadendo nelle braccia di Morfèo
Per un riposo ancor più meritato

C'è un popolo che non ha mai timore
Sicuro che lassù da qualche parte
Attende di destarsi il salvatore
È il leggendario re della montagna


lunedì 11 agosto 2025

 

 Le Ombre della Sera - Il nonno dei fiori - Testo e Musica: Mattolini 

     

 Il testo evoca il mito del “figlio dei fiori”, ma lo decostruisce, mostrando che anche chi rifiutava il futuro ne era in realtà ossessionato.
I protagonisti, ora “nonni dei fiori”, ammettono di aver abbandonato i sogni giovanili per conformarsi a un sistema che oggi mostra le sue crepe.
Il brano denuncia il degrado ambientale, l’eccesso di cemento, la corsa all’economia, e l’incertezza del presente.
C’è un senso di colpa per aver lasciato ai figli un mondo peggiore, e una frase finale che ribalta il motto originario: “un nonno dei fiori non pensa al domani"

Testo:

Un tempo si diceva  
Che un figlio dei fiori non pensa al domani  
Ma poi non era vero  
Perché il pensiero c'era  

Con la controcultura  
Col prender le distanze  
Con un poco di anarchia e la sua fragilità  
Con la voglia di vivere  

E poi siamo scomparsi  
Come ogni movimento  
Che fa la sua presenza  
E lascia un po' di tracce nella storia  

Noi siamo i nonni dei fiori  
Che non ci hanno creduto  
A un futuro diverso  
Da quello che hanno avuto  
Quei sogni scomparsi  
Li abbiamo traditi  
Un carro è passato  
E ci siamo saliti  

E oggi è quel domani  
Che un po' ci spaventava  
Ci siamo poi assuefatti  
Lasciando i nostri figli in un domani nuovo  

E questo è ancor peggiore  
E pieno di incertezze  
La civiltà va avanti  
Con tutti i suoi peccati  

Il mondo ora trabocca  
Dal sovraffollamento  
Consuma le risorse  
Si riempie di cemento  

Uccide la natura  
Contamina ogni cosa  
Con una sola meta  
L'economia che corre  

Abbiamo alcune colpe  
Perché in questo presente  
La frase è un po' cambiata  

Un nonno dei fiori non pensa al domani